giovedì 12 gennaio 2012

Abbiamo bisogno di antieroi.

E' da molto che non scrivo su questo blog. Ma ho letto tanto in questi ultimi mesi e su tematiche assolutamente trasversali. Per tentare di capire cosa sta succedendo a questo genere umano che sembra in preda ad una ipnosi collettiva, che non gli fa vedere neppure le anomalie più grandi.
Così ho cominciato ad elaborare una sintesi, da questo magma di notizie, libri, articoli, informazioni che ho accumulato, e che mi ha fatto capire parecchie cose importanti.
Una delle più importanti è questa che cercherò di trasferirvi in queste poche righe.

La domanda che mi ha sempre maggiormente affascinato è stata: perché le persone fanno quello che fanno?
Dall'operaio che si sveglia alle 6 del mattino al grande finanziere che specula in borsa, dalla casalinga con quattro figli allo studente che protesta tra gli Indignati, dal politico della casta al finto invalido che ruba la pensione. Cosa spinge tutte queste persone a fare quello che fanno?


Potremmo supporre che cercano di raggiungere un qualche obiettivo, dal più materiale al più spirituale: soldi, oggetti di lusso, una casa in cui vivere, uno stipendio per sfamare i figli, sopravvivenza quotidiana, tranquillità, un po' di gioia.
Io lo chiedo spesso alle persone che incontro: perché fai quello che fai? E le risposte (quando me le danno) più o meno sono sempre le stesse. Molto legate al contingente. Ma se non ti soffermi su quelle e vai in profondità, dopo un po' scopri una cosa davvero affascinante, ovvero che le persone hanno degli eroi, che vorrebbero emulare.
"Vorrei diventare come...". Come mio padre, come il mio capo, come berlusconi, come vasco rossi, come che guevara, come la velina, come totti, come gesù.
Non te lo dicono apertamente, ma nel descriverti quello che vorrebbero per loro scopri che in realtà ti stanno descrivendo una vita che hanno proiettato su uno o cento o mille dei loro eroi. E che quella vita, per loro, rappresenterebbe davvero il loro sogno. Il motivo per cui fanno tutto quello che fanno.
E qui sorge il primo grande problema. Perché nell'inseguire la vita di qualcun altro si sono dimenticati di vivere la propria. A furia di rincoglionirsi davanti ai falsi miti proposti dalla tv, dallo sport, dalle radio, dai giornali e dal cinema hanno cominciato davvero a credere che la vita di uno di quei personaggi fosse la miglior vita possibile, l'ideale da seguire per poter, un giorno, essere felici.


Peccato che non sia vero. Per 3 motivi almeno:
1. Non è detto che quei personaggi, per il semplice fatto che sono ricchi/belli/famosi/saggi/colti/realizzati debbano necessariamente essere anche sereni/felici/appagati/spensierati. Questa associazione ci è stata ficcata nel cervello dalla propaganda a cui fa comodo farci credere questo. "Se diventerai come lui anche tu ti godrai la vita!". Balle. Non è vero niente.
Se ti catapultassero da un giorno all'altro nella sua vita forse all'inizio saresti euforico, ma poi scopriresti che anche la sua vita non è per niente facile. Il politico corrotto che ora si sente sotto scacco, il divo che deve costantemente recitare un ruolo, il calciatore costantemente sotto pressione psicologica. Una vita di merda. Motivo per cui la maggior parte di questi personaggi fa uso di droghe, di alcool o di antidepressivi.

2. Il fatto che qualcuno di loro sia davvero felice/sereno/appagato non dipende dal ruolo che ha, ma da come è lui. A prescindere da ciò che è diventato. Ma raramente le persone creano i propri eroi sulla base di come "stanno", bensì sulla base di ciò che sono o hanno. Non dicono "vorrei diventare famoso per poi essere sereno come quell'attore". Anche perché loro di quell'attore, veramente, non sanno nulla. Il primo pensiero va a "quante donne si scopa, quanti soldi spende, quante auto possiede". E qui si torna alla fregatura del punto 1.

3. La maggior parte delle persone fa l'esatto contrario di quello che dice di volere. Non su cose piccole, ma su cose evidenti. Ormai non mi sorprende più sentirmi dire da un imprenditore (di successo, non in crisi) che "non ha più tempo per se stesso" e che per questo motivo "non ce la fa più dallo stress". Quindi, in teoria, lui ambisce ad avere più tempo per sé, perché questo lo renderebbe  più sereno. Poi passi una giornata (o anche meno) assieme a lui e cosa scopri? Che lui fa di tutto per essere sempre più impegnato, stressato ed infelice. Non è una condizione di cui è vittima impotente. E quando glielo fai notare risponde con un laconico "eh, lo so, ma è più forte di me". In realtà non vuole veramente ciò che dice.

Questi 3 motivi sono i principali, ma non gli unici.
Riassumono però la grande trappola in cui siamo caduti più o meno tutti. Abbiamo identificato degli eroi fuori dal mondo reale, abbiamo attribuito loro una felicità/serenità/appagamento che non hanno ed abbiamo sacrificato la nostra esistenza dietro a questo diabolico e perverso miraggio.
Un essere umano sano dovrebbe vedere i divi del cinema o i campioni dello sport o i politici della casta come gli esseri più sfortunati della Terra. Dovrebbe avere pena per loro e augurarsi di non fare mai quella fine. Dovrebbe temere come la peste l'idea di far carriera o di diventare importante, perché consapevole di tutti i problemi e lo stress che questo comporta. Dovrebbe pensare sempre "è davvero quello status che mi darebbe ciò che voglio per me stesso e per le persone a cui voglio bene?".
Altrimenti si finisce per fare come quei genitori che lavorano 16 ore al giorno per dare "tutto" ai loro figli, non accorgendosi che quel modo di fare creerà solo distacco e risentimento da parti di quei bambini abbandonati davanti a tv e playstation.

Finché non ci sveglieremo tutti da questo incantesimo, continueremo a delegare all'esterno le cause del nostro malessere, delle nostre ansie e delle nostre insoddisfazioni .
E questo amplificherà sempre più la divisione tra chi ha oltre il superfluo e chi non ha neppure il necessario. Creando il terreno adatto per disuguaglianza, rivalità, rancore, invidia, bisogno di riscatto. Quindi disordini sociali, scontri e guerre. La condizione peggiore in cui un essere umano si possa trovare.
La verità è che dovremmo ristabilire chi sono i veri eroi. 
Il più delle volte sono quelli che la società bolla come perdenti. Sono gli anziani che vedo sempre più spesso girare tra i cassonetti alla ricerca di qualcosa da mangiare. Sono quei professionisti che non faranno mai successo perché non si sono voluti vendere a nessuno. Sono quelle mamme che rinunciano alla carriera per stare vicine ai loro bambini. Sono tutte quelle persone che, proprio perché eroi, non diventeranno mai famosi, mai invidiati, mai presi come esempi.
Perché, mi sembra ormai fin troppo evidente, questo tipo di società funziona al contrario e premia chi eroe non è. Premia i più furbi, i più aridi, i più degradati.
Ambire a diventare come loro equivale a desiderare il peggio per se stessi e per il genere umano.
E' finito il tempo degli eroi. Oggi abbiamo bisogno di antieroi.

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