lunedì 8 aprile 2013

Come salvare la nostra Azienda Stato

Se lo Stato fosse un'azienda, chi sarebbero i proprietari? Ovviamente tutti noi cittadini.
I politici quindi non sono altro che manager che noi paghiamo per fare in modo che l'azienda produca utili, benessere per la comunità, sviluppo.
Per deformazione professionale sono abituato a pensare in termini molto pratici, e se un'azienda dovesse cominciare ad accumulare debiti e a creare problemi per la comunità (magari perché inquina) le prime due cose che farei sarebbero queste:

1. Incontro con i manager per verificare i seguenti fattori:
a. Competenza tecnica
b. Competenza organizzativa
c. Competenza relazionale
d. Onestà

Tutti e 4 questi fattori sono infatti indispensabili per poter gestire le complesse dinamiche aziendali. 
Se riscontrassi gravi lacune in una o più di queste aree selezionerei le persone da tenere e individuerei quelle da mandare via. A coloro che hanno creato danni ingenti non darei ovviamente alcun tipo di bonus, né lo proporrei ad un'altra azienda. Semplicemente si dovrebbero cercare un altro posto di lavoro, sicuramente con ruoli di minor responsabilità.
Al loro posto assumerei nuovi manager che abbiano le qualità e competenze necessarie per risollevare le sorti dell'azienda.
Fin qui tutto piuttosto semplice e logico.


2. Analisi dei conti, per capire da cosa sono state generate le perdite:
a. Riclassificazione del bilancio (ovvero una suddivisione in macro voci)
b. Individuazioni degli sprechi e delle spese eccessive
c. Azioni correttive immediate

La prima anomalia potrebbe essere scoprire che la mia azienda vive solo grazie al fatto che i proprietari continuano a rifinanziarla, facendosi a loro volta prestare soldi che non hanno dalle banche (finché glieli danno).
Giustamente andrebbe preso in considerazione il fatto che l'azienda dà lavoro a molte persone e che quindi rappresenta una risorsa non tanto per i proprietari quanto per l'intera collettività.

Quindi andrei a guardare dove vanno a finire i soldi, ovvero le voci di spesa.
Non dovrei partire dalle più strane o ingiustificabili, bensì dalle più RILEVANTI.
Certo, non farebbe piacere scoprire che i dipendenti si compravano le paste alla crema tutti i giorni addebitando la spesa all'azienda, ma sarebbe molto più grave scoprire di aver assunto 30 persone che non si sono mai presentate a lavorare. O aver pagato i manager 10 volte quello che è lo stipendio medio di chi ricopre un ruolo simile.
Poi andrei a vedere chi sono i miei creditori maggiori, non i piccoli in difficoltà, bensì quelli molto grandi che non amano pagare. E mi concentrerei subito su quelli, piuttosto che chiedere ai miei collaboratori di ridursi lo stipendio per salvare l'azienda.
Infine taglierei tutte le spese superflue, licenziando immediatamente chiunque le abbia fatte per un tornaconto personale.

Certo, non sarebbero tutte azioni con risultati immediati, ma di sicuro i clienti, i fornitori e le banche vedrebbero la reale volontà di cambiamento.
Ora mi chiedo: se queste sono ovvie modalità che applicheremmo per un'azienda, perché nessuno è mai intervenuto in questo modo?
Spesso sono le trasmissioni televisive che vanno ad indagare su queste spese occulte o sui grossi crediti mai riscossi (come i 98 miliardi che dovrebbero pagare le concessionarie di slot machine allo Stato, che risanerebbero in un colpo solo la nostre disastrate finanze).

Ma in questa azienda che è l'Italia il caos regna sovrano, perché solo nel caos è possibile far apparire tutto complesso o farsi dare stipendi milionari pur essendo dei perfetti inetti. L'ordine è sempre molto temuto da chi tende a lavorare nell'ombra o da chi a lavorare non ci va proprio.
Non servono i Tecnici, servono persone capaci di affrontare i veri macro problemi senza farsi distrarre dagli inutili particolari o dal canto delle sirene.
Serve che i proprietari dell'azienda tornino ad esercitare il loro sacrosanto diritto di controllo e di guida, licenziando i corrotti e gli incapaci.
Non c'è un'altra strada.





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